lunedì 27 gennaio 2020

3 - Elogio dell'ozio - Riflessione n. 1


Bertrand Russell - L'ozio è essenziale per la civiltà
Bertrand Russell, filosofo, logico, premio Nobel per la letteratura nel 1950







Siamo abituati a pensare che il lavoro sia la parte più importante della nostra vita e uno strumento fondamentale della nostra realizzazione personale. Sacrifichiamo volentieri gli anni della giovinezza per metterci nella condizione di ambire ad una solida posizione lavorativa, dalla quale ci attendiamo prestigio sociale e potere economico. Persino la Costituzione italiana individua nel lavoro il fondamento della Repubblica ed è un luogo comune pensare che sia giusto e naturale dedicare le nostre migliori energie a produrre, come se da questo dipendesse il mantenimento e il progresso della civiltà.

Bertrand Russell osa sfidare queste verità incrollabili e ci butta in faccia provocatoriamente la sua contro-verità.

L'ozio è essenziale per la civiltà e nei tempi antichi l'ozio di pochi poteva essere garantito soltanto dalle fatiche di molti. Tali fatiche avevano però un valore non perché il lavoro sia un bene, ma al contrario perché l'ozio è un bene.[...] Senza una classe oziosa, l'umanità non si sarebbe mai sollevata dalla barbarie. [...]

Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l'interesse dei loro padroni anziché per il proprio.  [...] L'etica del lavoro è l'etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi. [...] In America molti uomini lavorano intensamente anche quando hanno quattrini da buttar via; costoro, com'è naturale, si indignano all'idea di una riduzione dell'orario di lavoro; secondo la loro opinione l'ozio è la giusta punizione dei disoccupati.                                                      [B. Russell, Elogio dell'ozio, 1935

Sullo stesso tema, ecco un altro che si allinea sulle posizioni di Russell:


Una strana follia si è impossessata delle classi operaie delle nazioni in cui domina sovrana la civiltà capitalista. Questa follia trascina con sé le miserie individuali e sociali che da due secoli torturano la triste umanità. Questa follia è l'amore per il lavoro, la moribonda passione per il lavoro, spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Nella società capitalista il lavoro è la causa di ogni degenerazione intellettuale, di ogni deformazione organica.
[P. Lafargue, Diritto alla pigrizia, 1880]

  • Ma, come fa Russell a sostenere che l'ozio è lo strumento principe del progresso? 
  • Ha senso affermare che, in un certo senso, il lavoro è un ostacolo al cammino della civiltà e un male per tutti?
  • Che cosa pensate dell'etica del lavoro?

Questo spazio è pronto ad accogliere le vostre riflessioni. 

giovedì 31 ottobre 2019

2 - Halloween o 'batar marso'?




Un articolo su "batar marso"

Come ogni anno infuria la polemica riguardo ad Halloween. "E' una festività estranea alla nostra storia e alla nostra cultura, che si è fatta breccia in Europa grazie all'imposizione subdola di mass media e pubblicità, ed è per giunta macabra e poco salutare" dicono le persone più attempate; "è un modo come un altro di divertirsi e di lasciarsi piacevolmente contaminare da tutto ciò che di più intrigante esiste al mondo" ribattono molti fra i più giovani.
Di certo, siamo sempre più invasi da oggetti, pratiche, rituali, da una cultura che è perlopiù quella americana: jeans, felpe col cappuccio, rap, toast, hamburger, binge drinking, black friday, fast food, ecc. Per non parlare della lingua italiana, che è ormai irrimediabilmente inquinata da termini anglosassoni. Al contrario, antiche tradizioni, sopravvissute per secoli, restano abbandonate in un angolo e vengono presto dimenticate. Per esempio 'batar marso', tradizione antica e tutta veneta. Abbiamo avuto nonni e genitori che hanno battuto marzo, o festeggiato il carnevale, ma nessuno di loro ha suonato campanelli chiedendo: "Dolcetto o scherzetto?". Perché, allora, oggi la tradizione importata, posticcia e decontestualizzata prospera e la tradizione vera è disconosciuta.
Voi che appartenete alla nuova generazione siete esterofili o tradizionalisti? E' un male aprirsi alle altre culture o è la normalità di un mondo sempre più ridotto a villaggio globale?

martedì 7 luglio 2015

That's all Folks!


...no, davvero Tweety, è stato un gioco da ragazzi...

Cara ex V^ A,

che farete da domani in poi, ora che il "giochino dell'estate" è finito? 
Chissà che noia terribile...
Prima di lasciarvi alle vostre nere depressioni, mi permetto ancora due paroline di circostanza (le ultime, giuro!).

Domani è giornata di 'classifiche', tempo ideale per tragedie greche (come se non ce ne fossero già abbastanza in giro).
Vogliamo dire una volta per tutte che il voto di maturità non è sempre giusto, ma che ciò non è affatto una tragedia? E che influiscono su quel voto mille fattori imprevedibili che sfuggono al controllo di tutti: di chi l'esame lo sostiene e di chi invece esamina?

Forse non ci credete, ma è proprio così.

Eccoci allora al punto: qualunque sia il numerino che vi ritroverete appiccicato addosso, è chiaro che tutti voi, uno per uno, valete infinitamente di più. Un uccellino mi ha detto che c'è solo un campo in cui si dimostra di che stoffa si è fatti, ed è la vita. Ed anche là, non si sa mai fino alla fine il voto che ci si merita.
Dunque, in effetti il giochino non è per niente finito; anzi, diciamo che la partita vera comincia proprio adesso. Mettiamola così, è finito il riscaldamento!

Adesso che il gioco si fa duro, da bravo allenatore che ce l'ha messa tutta, io mi siedo fiducioso in panchina e mi godo lo spettacolo.
E questo è veramente tutto, gente!

In bocca al lupo!

S.D.

Attenzione, questo blog si autodistruggerà entro  48 ore!

venerdì 5 dicembre 2014

Crisi di valore, crisi di valori

Forse qualcuno resterà deluso.

L'esito della consultazione popolare indicava nell'attualità il tema da affrontare.

Rispetto la vostra decisione, ma vorrei che non ci disperdessimo nel commento di fatti di cronaca: dobbiamo affrontare grandi questioni, problemi complessi del nostro tempo. Starà a voi individuarne il riflesso nei titoli cubitali dei giornali, negli estenuanti lanci di agenzia, o nella vita di tutti i giorni.

I valori al tempo della crisi.

Credo si tratti di un argomento che, in un modo o nell'altro, dovrà rientrare nelle tracce d'esame. E' un tema che si presta ad essere trattato da molti punti di vista diversi. Il dibattito può essere alimentato attraverso considerazioni di natura letteraria, storica, economica, giuridica, religiosa, perfino linguistica.

E' un argomento scontato, ma anche difficile.

René Magritte, Doppio segreto, 1927

Formulo qualche domanda esemplificativa: che cosa sono i valori? Come incidono sui comportamenti individuali e collettivi? Da dove originano? Quale relazione c'è tra economia, scienza, tecnologia, storia, letteratura e valori? I valori sono statici o dinamici? In che modo un valore si traduce in legge, in istituzione? In che modo si trasmettono i valori da una generazione all'altra? Quali valori di ieri sono valori ancora oggi? Esistono dei valori universali ed eterni, validi sempre in ogni tempo ed in ogni luogo, oppure i valori sono relativi ad ogni cultura? Quali valori, da noi non riconosciuti, debbono essere accettati e quali valori sono invece non negoziabili?

Come vedete c'è di che dibattere per l'intero anno scolastico.

Credo che al termine di questo percorso saremo tutti più consapevoli del nostro essere uomini e donne in questo tempo.
Per cominciare vi chiedo di commentare alcuni documenti che posto qui di seguito e di cercare di rispondere al primo quesito: che cosa sono i valori?

Alcune avvertenze:
1) Commentate un solo documento alla volta; si parte dal primo.
2) Commenti brevi: 10-15 righe alla volta.
3) Commenti frequenti: è così che si dibatte.

Intanto riflettete, tra poco arrivano i documenti...


Doc. 1 Francesco Alberoni: valori nell'era del darwinismo
Doc. 2 Amore al tempo della crisi (Qualche dato per farci un'idea ; Identikit del fedifragoA cosa serve Whatsapp?)
Doc. 3 L'uomo postmoderno - pag. 82-89

giovedì 13 novembre 2014

Il fuoco sotto la cenere

Eccoci pronti a ritornare in attività.
Su vostra indicazione, provo a riattizzare il fuoco che cova sotto la cenere di un discorso rimasto in sospeso.

In realtà il nostro blog non si è mai spento, piuttosto si è trasformato poco a poco in caffè letterario, con lo scopo di condividere letture, azzardare interpretazioni, animare il dibattito delle idee.

Quelle pagine resteranno attive, verranno aggiornate e sarebbe bello vederle animate e dibattute. Penso che torneranno utili nelle lunghe notti di panico prima dell'esame.

Però ora dobbiamo decidere che taglio dare al percorso che (ri)comincia qui.
Mi piacerebbe ricevere da voi spunti tematici, proposte di modifica dell'attività, o delle modalità di intervento

Sono tutt'orecchi!!

Sussurratemi all'orecchio dolci proposte...didattiche...

Avete tempo fino a giovedì 20 novembre 2014.

L'attività riprenderà col 1 dicembre 2014.